Propongo che tutti gli italiani si presentino ai prefetti per farsi prendere le impronte digitali.
postato da: noneventual.mente
Tiziana Colusso in:
Un incontro di poesia, conversazione e musica
Sabato 24 maggio 2008
ore 19:00
LIBRERIA CAFFE’
JONATHAN LIVINGSTON
Corso Marion Crawford 21/23
80065 Sant'Agnello (NAPOLI)
Tel 0818075831 - fax 0815324377
www.tizianacolusso.it
Appuntamento alla Libreria Jonathan Livingstone di Sant'Agnello con Tiziana Colusso.
La scrittrice Tiziana Colusso in un incontro di poesia, conversazione e musica.
Autrice di narrativa, poesia, testi teatrali, fiabe e saggistica.
Dopo la laurea in Letteratura Comparata a Roma si trasferisce per un periodo a Parigi, dove si specializza all’Université Paris-Sorbonne collaborando con La Republique Internationale des Lettres.
Attualmente è Responsabile Esteri del Sindacato Nazionale Scrittori e membro del direttivo dello European Writers Congress.
Mia madre me lo dice da qualche anno e sempre con un velo di tristezza nella voce…. attenzione figliolo!, che sei tornato a fare? tira una brutta aria in Italia, siamo vicini alla dittatura, ne sento la puzza!!……come una volta!…. Eh già, lei lo ricorda bene il ventennio, il padre fu perseguitato dalle squadracce fasciste perché socialista e la sua famiglia iniziò a soffrire ben prima della devastante guerra che ne seguì. Lei me lo ripete spesso ed io all’inizio non gli davo tanta importanza, ero appena tornato con la mia famiglia da una lunga residenza all’estero, ero felice, finalmente si tornava a casa, dopo tanti anni di emigrazione potevo di nuovo vivere con i miei figli e mia moglie nella mia casa, nella mia terra, avevo anche qualche quattrino in tasca frutto di molti anni di lavoro, non mi sembrava vero! sono ancora abbastanza giovane ed in genere, da quel che so, chi torna, se torna, lo fa solo quando è ormai in pensione.
Non credevo che in Italia, al giorno d’oggi, ci fosse mai potuta esistere la possibilità che potesse tornare un regime totalitario, per questo, ancora adesso che scrivo, ne aborro l’idea. Sono nato in una Repubblica democratica creata dalla resistenza politica, prima, ed armata poi, di una parte del popolo italiano al nazifascismo che ci ha riscattato dall’ ignominia di essere stati uno dei paesi aggressori nella II guerra mondiale.
Invece mi sa che la mia “vecchia” ha ragione, quel che vedo accadere in Italia inizia a preoccupare anche me, penso che stia arrivando l’ora di pensare ad una qualche seria, dico SERIA risposta a questa aggressione alla libertà ed alla dignità di un popolo. Non se ne può più dell’arroganza del sig. Berlusconi e del suo governo, della sua strafottenza verso gli interessi di tutti e della sua benevolenza verso quelli di pochi (il sig. Berlusconi ha triplicato negli anni del suo governo il suo capitale personale senza parlare dei “comparielli”…). Non se ne può più della violenza fascista ( in fondo, anche se si nascondono, nel nostro governo la loro presenza è molto nutrita) con la quale a partire da Napoli e poi Genova pensano di sottomettere la volontà dei cittadini che non la pensano come loro a manganellate, sevizie, torture ed aggressioni varie. Non se ne può più dell’ingerenza clericale vaticana nei fatti politici e sociali del nostro sovrano paese, che viene foraggiata oltretutto da un fiume di quattrini ( 8xmille, esenzioni ed agevolazioni fiscali, persino lasciti ed eredità estorti in punto di morte in cambio di un posto in paradiso o meno anni in purgatorio ecc. ecc. Tutto ciò sembra essere equivalente a molto più di un miliardo di € !! ) erogato alla chiesa/e dalle nostre tasche. Non se ne può più delle leggi repressive (emigrazione, droga, fecondazione, clandestinità degli immigrati ecc. ecc.) che non servono altro che a far finire in carcere (già stracolmi) solo la povera gente che non ha i mezzi per difendersi (devono pur mangiare gli avvocati, pensate che la legge gli proibisce di non farsi pagare) o magari qualche studente che si coltiva le pianticelle di marijuana sul terrazzo (solo per uso personale e magari per non continuare a dare quattrini ai delinquenti. Anzi, mi viene un dubbio, ma la cocaina (solo i resti) trovata ripulendo le mensole dei bagni di Montecitorio l’avranno pagata i nostri onorevoli deputati?). Per non parlare del freno di stampo medievale ed inquisitorio posto alla ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali, alla fecondazione assistita; mi viene in mente che hanno addirittura avuto il coraggio di provare ad eliminare dai programmi scolastici “
Antonino De Angelis
L’immigrazione non è un fenomeno nuovo o caratteristico di questa società post-moderna, i flussi migratori hanno accompagnato la vita dell’uomo da sempre;
I movimenti migratori europei furono sempre di emigrazione e non d’immigrazione, la popolazione europea ha iniziato ad emigrare in tutto il mondo a partire della fine del secolo XV, ed il continente americano è stato il principale destino. Gli europei non trovarono mai una forte resistenza alla loro espansione e la poca che trovarono fu distrutta con la forza. Questa espansione non solo portò all’Europa soluzioni al problema demografico di superpopolazione e povertà ma permise un suo arricchimento smisurato ai danni del resto del mondo. Questo fenomeno è tristemente famoso con il termine “COLONIALISMO”.
Più recentemente, dopo la seconda guerra mondiale, si produce nei paesi centroeuropei (Germania, Francia, Belgio ecc.) una grande necessità di importare mano d’opera necessaria alla ricostruzione e allo sviluppo economico post-bellico. Questa tappa, finita nei primi anni 70, fu caratterizzata dal reclutamento di forza lavoro inizialmente dai paesi europei più meridionali (Grecia, Italia, Spagna, Portogallo) e successivamente dai paesi del nord Africa, dall’Asia e dal Sud America.
Questa dinamica di “attrazione” diventa successivamente di “repulsione” quando quei paesi che l’avevano adottata si rendono conto che non hanno più bisogno di immigrazione arrivando a questa conclusione in conseguenza della forte crisi economica e dall’aumento della disoccupazione. Ma i flussi migratori, creati da guerre, carestie, miseria, malattie o dal bisogno di alcuni settori dell’economia europea di mano d’opera da sfruttare a basso costo, continuano.
Attualmente i flussi migratori sono causati da varie cause diverse:
1) Come causa generale c’è la globalizzazione economica e le sue nefaste conseguenze dovute ad una cattiva ripartizione della ricchezza mondiale, alla distruzione del tessuto economico tradizionale e popolare dei paesi del cosiddetto “terzo mondo” che provoca in quei paesi disoccupazione e quindi un eccesso di mano d’opera che causa in un primo momento un flusso migratorio interno dalle aree rurali alle capitali o zone più ricche per poi esondare verso l’estero.
2) In più influiscono altri fattori derivati dalla globalizzazione economica; si tratta di aspetti culturali per i quali alcune popolazioni decidono di andare in un paese determinato e non in un altro. Questa decisione viene presa seguendo il concetto del paese modello che genera il sistema.
3) I fattori della fuga dal paese d’origine e quelli di attrazione dei paesi recettori non giustificano totalmente i movimenti migratori; anche se la realtà economica dei paesi “poveri” sta provocando la fuga, come conseguenza della sempre maggiore dipendenza dai paesi ricchi, non tutti i paesi poveri emettono flussi migratori, ne nella stessa quantità e nemmeno proporzionalmente alla loro situazione.
E’ un fatto provato che non tutti i paesi poveri producono flussi migratori, quelli che lo fanno anzi, non sono nemmeno i più poveri. Se analizziamo la popolazione immigrante nei paesi ricchi possiamo affermare che non emigrano i più poveri di ogni paese, ne i meno preparati anzi molti di loro sono in possesso di un diploma di laurea.
Questo ci fa pensare all’esistenza di cause sociali che si ripercuotono nella provenienza e nella scelta della meta di destino.
C’è da parte degli emigranti una percezione dei paesi ex coloniali di riflesso ed identificazione culturale e linguistica. Esistono relazioni internazionali speciali per le antiche colonie che danno maggiori opportunità all’accesso alla nazionalità del paese ricettore.
L’antica relazione coloniale ha lasciato un’infrastruttura che facilita la comunicazione tra determinati paesi, l’esistenza di comunità concrete, stabilitesi nelle metropoli occidentali dall’epoca in cui queste avevano bisogno di molta mano d’opera, serve da incentivo e stimola nuovi flussi nella speranza di trovare un maggiore appoggio logistico che gli faciliti l’incorporazione nella vita quotidiana del paese ospitante. Questo è un punto centrale, perché ci mostra l’esistenza di tutta una rete informale che mantiene o potenzia i flussi migratori. I primi immigranti crearono degli avamposti, inviarono denaro alle loro famiglie e posteriormente riuscirono ad ottenere il proprio raggruppamento familiare.
Questa esperienza quando viene conosciuta nel paese di origine colpisce molto le popolazioni del terzo mondo. E’ importante avere un riferimento in loco, sapere dove dirigersi, che possibilità di riuscire ci sono, avere informazioni sullo stile di vita, come trovare lavoro o sopravvivere, come trovare un alloggio ecc. Quindi i vincoli che si stabiliscono tra le famiglie già emigrate e quelle che ancora rimangono nei paesi originari creano una rete che facilita i movimenti migratori riducendo gli ostacoli e dando appoggio agli emigranti quando arrivano alla loro meta finale. Quando questa rete non esiste i flussi migratori sono minori. E’ importante avere in considerazione l’esistenza di queste reti di appoggio, gia che le attuali politiche europee sulla immigrazione non ne hanno alcuna conoscenza e l’esistenza di queste famiglie e comunità con identica origine è estremamente importante nella regolamentazione dei flussi.
Insieme a queste reti basate sulle relazioni familiari si presenta un altro fenomeno, che purtroppo rimane nella penombra mediatica e sociale ed è di una immoralità assoluta: si tratta delle reti di traffico di persone.
Esiste la credenza generalizzata che l’immigrazione è un fenomeno che colpisce fondamentalmente il Nord America, l’Europa occidentale, il Canada e l’Australia, mentre invece i dati che ci sono a livello mondiale smentiscono che i movimenti migratori abbiano come destino principale i paesi ricchi occidentali: secondo l’ONU, dei 120 milioni di emigranti che c’erano nel mondo nel 1990, 55 milioni vivevano in paesi sviluppati mentre gli altri 65 milioni vivevano in paesi del terzo mondo (Niessen e Mochel, 1999).
Riguardo la situazione lavorativa gli immigrati costituiscono un collettivo di lavoratori che formano un sottogruppo della classe proletaria; la mancanza dei documenti, permesso di soggiorno o di lavoro, li obbliga ad accettare qualsiasi tipo di lavoro, la maggioranza fanno quello che gli europei non fanno più, hanno posti di lavoro senza riconoscimento sociale né possibilità di fare carriera. Si trovano molte volte nelle mani di impresari disonesti, sono obbligati a lavorare un numero maggiore di ore, anzi, non hanno un orario definito e nemmeno un contratto ne’ una assicurazione, non godono dei diritti sindacali, non fanno vacanze, ne hanno possibilità di ammalarsi, ne’ alcun tipo di sussidio sociale ed i loro stipendi sono molto più bassi rispetto a quelli del mercato locale.
Sono intercettati dalla polizia non per aver commesso qualche delitto o infrazione, ma per il loro aspetto fisico o la forma di vestire, vengono identificati come immigrati e gli vengono chiesti i documenti. E’ normale che cerchino di passare inosservati nei luoghi che loro considerano a rischio. Se vengono arrestati sono trattati come delinquenti solo per non avere i “documenti”, vengono registrati, gli prendono le impronte digitali e gli vengono fatte foto segnaletiche per poi essere espulsi dal paese. Anche gli antichi schiavi dipendevano dai “documenti”, senza non potevano circolare con tranquillità, rischiavano e, se presi, venivano severamente puniti. Anche gli schiavi odierni hanno bisogno dei “documenti” per essere considerati cittadini con pieni diritti.
Le società del passato consideravano gli schiavi come animali senza diritti, senza anima e come dei barbari, la società attuale li considera come illegali, usurpatori del lavoro altrui e responsabili dell’aumento della delinquenza. Nessuno li vuole per vicini, solo servono per essere sfruttati come lavoratori senza diritti a favore dei soliti pochi furbastri.
Ci vuole comunque ancora molto, però la dinamica storica è già iniziata, provare ad ostacolarla non servirà a niente; alla fine, per semplice logica storica, gli stati ricchi dovranno dare pieni diritti politici agli immigrati che risiedono stabilmente nei loro territori.
Forse è necessario un cambio del concetto Stato-Nazione-Frontiere, gli Stati attuali sembrano incapaci di porre soluzione alla sfida che suppone l’immigrazione, l’identificazione “cittadino” bisognerà relazionarla con la residenza stabile e non con il mercato e la nazionalità.
Antonino De Angelis